Il DL 180

5 12 2008

Documento sul DL 180/08 elaborato dai “dottorandi e dai precari in mobilitazione delle universita’ romane”:

“Alcune valutazioni sul DL 180

>

> Il DL 180, recentemente emanato dal consiglio dei ministri e

>attualmente in discussione al Senato per la conversione definitiva, non

>rappresenta in alcun modo una risposta alle istanze del movimento,

>poiche’ lascia sostanzialmente inalterati i tagli al sistema

>universitario introdotti dalla legge 133/2008, con effetti che a

>partire dal 2010 saranno letteralmente dirompenti per il funzionamento

>di quasi tutti gli atenei italiani.

> Qualsiasi intervento legislativo dovrebbe invece partire dal dato

>oggettivo ed incontrovertibile che il sistema universitario e della

>ricerca italiano e’ sottofinanziato rispetto a quelli delle altre

>nazioni industrializzate.

A questo proposito denunciamo la violenta

>campagna di disinformazione organizzata da piu’ o meno autorevoli

>quotidiani nazionali che, pur partendo dalla sacrosanta denuncia di

>situazioni di corruzione e nullafacenza, finisce per invocare un

>ulteriore disimpegno finanziario e, sulla base di dati elaborati in

>maniera subdola e capziosa, vorrebbe addirittura dimostrare che gli

>investimenti italiani nel sistema universitario sono superiori a quelli

>dei principali paesi europei! Al contrario, sono invece opportuni e non

>rimandabili interventi di sostegno al sistema della ricerca che

>consentano all’Italia di rispettare gli impegni sottoscritti a livello

>internazionale che obbligano ad una crescita degli investimenti in ricerca fino al 3% del PIL entro il 2010.

> L’altro dato da cui i provvedimenti sull’universita’ dovrebbero

>partire e’ che oggi le universita’ e gli enti di ricerca si reggono sul

>lavoro, sottopagato e saltuario e in alcuni casi addirittura non

>retribuito, di un numero enorme di ricercatori precari. La moltitudine

>di tirocini, stage e praticantati tutti rigorosamente non retribuiti

>non e’ piu’ tollerabile, cosi’ come la dilagante attivita’ didattica a titolo gratuito.

> Pensiamo che non siano piu’ rimandabili interventi volti a dare

>diritti e dignita’ al lavoro dei ricercatori precari. Chiediamo il

>superamento di tutte le forme di lavoro precario attraverso

>l’introduzione di un unico contratto post doc a tempo determinato, di

>durata non inferiore ai due anni, con diritti chiari ed adeguata

>retribuzione. Per altro la percentuale dei nostri ricercatori sulla

>popolazione attiva e’ circa la meta’ di quella degli altri grandi paesi

>europei e al di sotto della media OCSE. Dopo anni di blocco

>dell’accesso ai giovani ricercatori che ha esasperato la precarieta’ e

>incentivato la fuga dei cervelli, chiediamo che si finanzi un

>reclutamento straordinario via concorso, che deve essere seguito da un reclutamento ordinario via concorso costante nel tempo.

> Non siamo contrari a investimenti che valorizzino le esperienze piu’

>interessanti, pensiamo pero’ che debbano essere aggiuntivi e non

>sostitutivi di parte del FFO. Da questo punto di vista siamo contrari

>alla destinazione di una quota rilevante del Fondo di Finanziamento

>Ordinario, sopravvissuto ai tagli della 133, ad universita’ definite

>”virtuose” sulla base di criteri non specificati.

> Cio’ premesso, entriamo nel merito del provvedimento governativo,

>relativamente all’articolo 1, che riguarda piu’ direttamente i precari

>della ricerca e le loro rivendicazioni.

> 1. Per quanto riguarda il blocco del turnover, il decreto risulta solo

>apparentemente migliorativo rispetto alla legge 133. Si eleva al 50% il

>turnover per gli atenei cosiddetti “virtuosi”, per i quali risulta in

>realta’ incomprensibile la necessita’ di un taglio comunque del 50%, e

>parallelamente lo si cancella totalmente per quelli “non virtuosi”

>(comma 1). Peccato che, per effetto dei tagli previsti dalla legge 133,

>entro un paio d’anni quasi tutte le universita’ rientreranno in

>quest’ultima categoria, per cui la reale conseguenza del d.l. e’

>l’abolizione anche del residuo 20% di turnover previsto dalla legge

>133. Questo provvedimento risulta molto piu’ grave alla luce del fatto

>che nei prossimi anni si assistera’ ad una considerevole riduzione del

>personale universitario. Infatti andranno in pensione i docenti che

>compongono il cosiddetto “tsunami” demografico dovuto alle assunzioni

>ope legis avvenute in passato e non saranno sostituiti da nuove assunzioni.

> 2. Giudichiamo positivamente l’introduzione di un vincolo di

>destinazione del 60% del budget all’assunzione di nuovi ricercatori

>(comma 3) che, per la prima volta da quando sono state abolite le

>piante organiche, recepisce la richiesta di contrastare la tendenza dei

>consigli di facolta’ a bandire concorsi da associato e ordinario per

>favorire gli avanzamenti di carriera dei propri membri e a ridurre al

>minimo i concorsi da ricercatore, con l’inevitabile conseguenza di

>abbandonare i giovani a contratti precari di ogni genere indipendentemente da qualsiasi merito individuale.

> 3. Dobbiamo rilevare pero’ che questo vincolo viene introdotto con un

>trucco pericoloso, in quanto si afferma che “ciascuna universita’

>destina almeno il 60% delle risorse all’assunzione di ricercatori “a

>tempo indeterminato, nonche’ di contrattisti ai sensi dell’articolo 1,

>comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230″ (in pratica ricercatori

>a tempo determinato). Questa formulazione rappresenta un grave passo

>verso la definitiva precarizzazione della figura del ricercatore

>universitario e rischia di vanificare gli effetti positivi del vincolo

>di destinazione, spingendo le universita’ a fare massiccio ricorso ad

>assai piu’ convenienti contratti precari il cui reclutamento via

>concorso e’ stato per di piu’ svincolato dalle nuove modalita’ introdotte dal successivo comma 7.

> Risulta davvero difficile seguire il ragionamento del governo: se si

>ritiene necessario un intervento sul sistema dei concorsi, perche’ si

>usa un trattamento diverso per i concorsi da ricercatori a tempo

>determinato? Si e’ forse dell’idea che questi debbano essere

>tranquillamente e giustamente manipolati? Noi chiediamo la

>cancellazione di qualsiasi riferimento ai contratti a tempo determinato

>dal testo del decreto e ribadiamo che la figura del ricercatore a tempo

>determinato deve divenire sostitutiva non del ricercatore a tempo

>indeterminato, ma di tutte le altre figure precarie prive dei diritti

>fondamentali del lavoratore (maternita’, ferie, orari, tutela della

>salute e della sicurezza, tredicesima mensilita’, protezione in caso di

>vacanza contrattuale, contributi previdenziali adeguati…) attualmente

>presenti nelle universita’ e negli enti di ricerca italiani.

> 4. Relativamente agli interventi sulla composizione delle commissioni

>(commi 4 e 5) riteniamo che le esperienze passate insegnino che le

>modalita’ di selezione dei commissari non hanno generalmente alcun

>impatto sostanziale sulla trasparenza dei concorsi. Cio’ premesso,

>esprimiamo la nostra preferenza per un sorteggio completamente aperto e

>non su rose elettive.

> 5. Chiediamo che il ministro rispetti il termine di 30 giorni per

>l’emanazione dei decreti con le modalita’ di svolgimento delle elezioni

>e del sorteggio e con i parametri di valutazione (commi 6 e 7). Un

>eventuale non rispetto dei termini verra’ interpretato come una

>dimostrazione della volonta’ di provocare un blocco de facto del

>reclutamento. I sospetti che il governo stia manovrando in questa direzione sono piu’ che leciti.

> 6. Giudichiamo comunque in maniera positiva l’introduzione di nuove

>regole per il reclutamento dei ricercatori (comma 7). Condividiamo la

>scelta di abolire la prova scritta e la prova orale, da sempre sede di

>manipolazione degli esiti concorsuali e di valutare i candidati in base

>a criteri unici nazionali individuati con decreto del ministro.

>Chiediamo pero’ che al termine di ogni prova concorsuale venga stilata

>una graduatoria numerica a scorrimento, in modo che se il primo

>candidato risulta vincitore in piu’ sedi possa subentrargli il secondo

>classificato. E’ ora importante tenere alta l’attenzione sulla

>definizione dei criteri unici nazionali, che dovrebbero essere

>specifici per ogni settore disciplinare e tenere conto del lavoro gia’ svolto dai candidati in universita’ ed enti.

> A tal proposito chiediamo che vengano adeguatamente valorizzati

>assegni di ricerca, borse di studio, contratti a T.D., affidamento di

>corsi e tutte le attivita’ svolte in universita’ ed enti pubblici di ricerca.

> Nel complesso pensiamo che questo decreto non affronti minimamente i

>nodi della crisi dell’universita’ e della ricerca in Italia e, accanto

>ad aperture propagandistiche, contenga in realta’ elementi di ulteriore

>precarizzazione della figura del ricercatore.

> Alla luce di tutte le considerazioni fatte, riteniamo che

>l’approvazione del D.L. 180 e la sua futura conversione in legge non

>faccia in alcun modo venir meno le ragioni della protesta, che

>continuera’ finche’ i tagli introdotti dalla legge 133 non saranno

>aboliti e fin quando il governo non avviera’ una vera politica di

>valorizzazione del sistema dell’universita’ e della ricerca.”


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